Le Filippine sono 7.641 isole. La maggior parte degli itinerari ne tocca tre o quattro. La scelta è tutto: isole diverse offrono esperienze completamente diverse. Questa è la guida per capire quale fa per te.


Palawan: il gioiello indiscusso
Palawan è stata eletta più volte la più bella isola del mondo da riviste di viaggi internazionali. Merita il titolo. Il Puerto Princesa Subterranean River National Park è un fiume navigabile in barca per 8 km all’interno di una grotta:
stalagmiti enormi, colonie di milioni di pipistrelli, stalattiti illuminate dalle lampade delle barche. È UNESCO.
Ma il vero Palawan è a nord: El Nido e il suo arcipelago di lagune nascoste tra scogliere calcaree verticali (le karst), accessibili solo in barca. La laguna grande, la piccola, la laguna segreta: ognuna è un ecosistema separato, con acque di colori diversi e fauna marina distinta. Coron, più a nord, ha i relitti della Seconda Guerra Mondiale tra i siti di diving più belli dell’Asia.
Per chi va: amanti del mare, sub e snorkelisti, chi cerca bellezza paesaggistica senza compromessi. Da evitare a bassa stagione (giugno-ottobre, monsone di nord-ovest) le barche non escono e le lagune sono chiuse.
Bohol: i tarsi e le colline di cioccolato
Bohol è l’isola della fauna impossibile: il tarsio filippino, il primate più piccolo del mondo, è grande quanto un pugno, ha gli occhi più grandi in proporzione al corpo di qualsiasi mammifero, e può ruotare la testa di 180 gradi. Si trova solo nelle foreste di Bohol, Leyte, Samar e Mindanao. I santuari di tarsio sull’isola proteggono l’animale e permettono l’osservazione a distanza rispettosa.
Le Chocolate Hills sono 1.268 colline perfettamente conico-arrotondate alte tra 30 e 120 metri, coperte di erba che diventa marrone in stagione secca. L’origine è geologica (sollevamento di sedimenti calcarei marini), ma l’effetto visivo è quello di un paesaggio alieno. Panglao, l’isolotto collegato a Bohol, ha uno dei reef più belli delle Visayas.
Per chi va: amanti della fauna, famiglie, chi vuole combinare natura e relax balneare.
Cebu: la base logistica che vale da sola
Cebu è il principale hub aeroportuale delle Visayas centrali e spesso il punto di passaggio tra Palawan e Siargao o Bohol. Ma merita una visita in sé: le danze dello squalo balena a Oslob (controverse per il metodo di attrazione con cibo artificiale, ma ancora molto frequentate), i tuffi con le sardine a Moalboal (un banco di milioni di sardine che ruota come un organismo unico a 3 metri di profondità, uno degli spettacoli marini più surreali delle Filippine), e le
antichità di Cebu City: il Santo Niño (la statua portata da Magellano nel 1521, la più antica reliquia cristiana del paese) e Fort San Pedro.
Camiguin: l’isola dei vulcani
Camiguin è piccola (93 km quadrati) e ha più vulcani per km² di qualsiasi isola al mondo: sette vulcani per un’isola più piccola della provincia di Roma.
Il Hibok-Hibok è attivo. Sorgenti termali calde emergono direttamente sul fondale marino. La White Island è un banco di sabbia bianca che emerge ogni giorno con la bassa marea. L’atmosfera è quella di un’isola quasi non ancora scoperta dal turismo di massa.
Batanes: l’estremo nord che sembra Irlanda
Le isole Batanes, all’estremo nord dell’arcipelago filippino a 160 km da Taiwan, sembrano uscite da un film ambientato in Irlanda: colline verdi battute dal vento, muri di pietra vulcanica, case in pietra tradizionali Ivatan, vacche che pascolano liberamente. Il meteo è instabile (tifoni frequenti da giugno a ottobre), ma in primavera e autunno offre paesaggi che non assomigliano a nessun’altra parte delle Filippine.
I voli sono rari e spesso cancellati per il vento: è un’isola per chi ha tempo e tolleranza all’imprevisto.
Come costruire un itinerario filippino
La sfida delle Filippine è la logistica: le isole sono lontane tra loro, i voli interni costano e si cancellano, i traghetti richiedono tempi che molti itinerari non contemplano. La regola d’oro: meno isole, più esperienza. Tentare di fare
Palawan, Siargao, Bohol e Cebu in 12 giorni significa passare metà del tempo in aeroporto.
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Le Filippine lasciano un segno nell’anima e ti insegnano che il viaggio è anche aspettare un aereo che non arriva, trovare un tuk-tuk nel mezzo della pioggia tropicale, e ridere di tutto.
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