Zanzibar ha il problema di essere troppo bella nelle foto. La spiaggia di Nungwi, i dhow a vela al tramonto, il labirinto di vicoli di Stone Town: tutto è già stato fotografato migliaia di volte. Il rischio è di andarci aspettandosi una cartolina e trovare… esattamente quella cartolina, senza cercare nient’altro.
Un viaggio su misura Makai ha un obiettivo diverso: farti trovare l’isola sotto la cartolina.
Zanzibar: tre anime in un’isola
La prima anima è quella swahili.
Stone Town, la capitale storica di Zanzibar, è Patrimonio UNESCO e uno dei centri storici più intatti dell’Africa orientale: un dedalo di vicoli strettissimi, porte di legno intagliate con borchie di ottone (ogni porta racconta lo status sociale della famiglia che ci abitava), moschee, hammam, case mercantili del XIX secolo quando Zanzibar era il principale porto del commercio di schiavi e spezie nell’oceano Indiano.
Il mercato del pesce la mattina presto, la piazza Forodhani la sera con i friggitori di street food, il palazzo del Sultano: Stone Town si esplora a piedi, senza mappa, perdendosi apposta.
La seconda anima è quella aromatica.
Zanzibar è storicamente l’Isola delle Spezie: chiodi di garofano, cannella, cardamomo, noce moscata, pepe, vaniglia crescono nell’entroterra dell’isola in quantità che profumano l’aria.
Una visita a una spice farm non è un’attrazione turistica — è un’introduzione alla storia dell’isola e alla sua economia. Il cuoco che ti spiega la differenza tra la cannella di Zanzibar e quella di Ceylon mentre la fa bruciare sul fuoco è una delle memorie sensoriali più durature del viaggio.
La terza anima è quella marina.
L’oceano Indiano attorno a Zanzibar è caldo, trasparente, e ricchissimo: tartarughe marine che nidificano sulle spiagge di Nungwi, delfini selvatici nella baia di Kizimkazi, mante e squali balena al largo nei mesi giusti, reef di corallo ancora in buone condizioni nelle riserve marine di Mnemba e Chumbe.
Chi fa snorkeling o sub trova qui alcune delle acque migliori dell’Africa orientale.
Itinerario su misura Makai: 10 giorni a Zanzibar
Giorni 1–3 — Stone Town: immergersi nella storia swahili
I primi giorni sono per Stone Town. Non come tappa da spuntare, ma come luogo da abitare per qualche giorno. Il Rafiki — o il travel designer che ha costruito il vostro itinerario — seleziona un riad o una guesthouse nel cuore del centro storico (non un resort fuori dalla città). Svegliarsi al suono dell’adhan, fare colazione sul tetto con vista sui tetti di corallo e il porto, uscire a piedi senza una direzione precisa: è il modo giusto di cominciare.
Le tappe obbligate ci sono: House of Wonders (il primo edificio con l’elettricità di tutta l’Africa orientale, oggi museo della civiltà swahili), il palazzo del Sultano, la Old Fort, il mercato Darajani. Ma ci sono anche le tappe che non stanno nelle guide: la bottega del liutaio che costruisce il oud, lo strumento a corde arabo che suona nei vicoli la sera, il panettiere che produce il mkate wa sinia (il pane di riso di Zanzibar) all’alba, il tailor che cuce i kanzu (i vestiti tradizionali maschili) davanti alla porta di casa.
Giorno 4 — Spice tour nell’entroterra

Una mattinata in una spice farm nella regione di Kizimbani. Non quella commerciale con i turisti in fila — una piccola farm a conduzione familiare dove il tour dura tre ore e include: identificazione delle piante (la cannella si riconosce dall’odore della corteccia, il cardamomo dai baccelli verdi sul suolo della foresta, il chiodo di garofano dai fiori rossi sull’albero), degustazione di succhi di frutta tropicale appena preparati, e il pranzo cucinato con le spezie
appena raccolte.
Il pomeriggio: il Jozani Forest, l’unica foresta tropicale rimasta a Zanzibar, dove vivono i colobus rossi di Zanzibar — una specie endemica di scimmia, con il manto bianco e nero, che non esiste da nessun’altra parte al mondo.
Giorni 5–7 — Nord dell’isola: Nungwi e Kendwa

La punta nord di Zanzibar ha le spiagge più belle dell’isola e le acque più
calme (il livello del mare è stabile tutto il giorno, non risente delle maree come le spiagge est). Nungwi è il villaggio dei costruttori di dhow: artigiani che costruiscono le barche a vela tradizionali dell’oceano Indiano esattamente come si faceva secoli fa, con strumenti semplici e legno di mango.
Il programma marino: snorkeling alla riserva di Mnemba Atoll (tartarughe,
pesci tropicali, coralli sani a pochi minuti di barca dalla riva), dolphin watching nella baia di Kizimkazi (i delfini costieri sono presenti tutto l’anno), e per chi vuole, escursione in dhow al tramonto con cena a bordo.
Per i sub: il canale di Zanzibar ha diversi siti di interesse, con visibilità media di 20-25 metri e fauna ricca. Il centro diving di Nungwi che Makai seleziona ha guide locali che conoscono i siti non segnalati sulle guide.
Giorni 8–9 — Costa est: Paje e il kitesurfing
La costa est di Zanzibar ha una laguna bassa con bassa marea (si cammina sull’oceano per 500 metri con l’acqua alle ginocchia, tra stelle marine e ricci) e vento costante che la rende il paradiso del kitesurf. Paje è il centro del kitesurf in Africa orientale: scuole internazionali, equipaggiamento moderno, e per chi non sa ancora come si fa, lezioni di 3 ore che in condizioni di vento ideale bastano per iniziare a planare. Chi non fa kitesurf ha la spiaggia più fotogenica di Zanzibar, i ristoranti di pesce direttamente sulla sabbia, e l’alba che in questa parte dell’isola è spettacolare: l’oceano Indiano si tinge di arancione senza che nessuno se ne accorga ancora.
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La combinata Tanzania+Zanzibar: il viaggio perfetto
Zanzibar funziona meglio come parte di un itinerario più ampio, non come destinazione sola.
La combinazione classica — e quella che Makai organizza più spesso — è safari in Tanzania continentale (Serengeti, Ngorongoro, Tarangire) seguito da mare e relax a Zanzibar.
Il contrasto è parte dell’esperienza: dall’Africa selvaggia della savana all’oceano Indiano, dalla jeep del safari alla barca dei dhow.
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Zanzibar non si consuma in una settimana. Si assaggia, si annusa, si ascolta.
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La prima anima è quella swahili.
Giorni 1–3 — Stone Town: immergersi nella storia swahili

