GION MATSURI e gli altri: i festival giapponesi che trasformano il viaggio in un’esperienza irripetibile

I festival in Giappone non sono eventi organizzati per i turisti.
Sono riti antichi di centinaia di anni che la comunità vive come parte della propria identità.
Entrarci da fuori, come visitatori, è un privilegio che richiede rispetto e curiosità…. E regala qualcosa che nessun museo può dare.

Il Giappone ha un festival per ogni stagione

Uno degli aspetti meno conosciuti del Giappone è che il calendario rituale è quasi sempre pieno. Ogni mese ha i suoi matsuri (festival), le sue cerimonie, i suoi riti legati al ciclo naturale, alle stagioni, agli antenati, alle divinità dello shinto e ai precetti del buddismo. Scegliere quando andare in Giappone significa anche scegliere quali festival si vogliono vivere.
Questa guida elenca i più significativi, mese per mese, con quello che c’è davvero dietro.

I grandi festival stagionali

Gennaio — Hatsumode: il primo tempio dell’anno

Il primo rito del calendario giapponese è Hatsumode: la prima visita al tempio o al santuario dell’anno nuovo, tra il 1 e il 3 gennaio. Milioni di persone in kimono si recano ai santuari più famosi (Meiji Jingu a Tokyo, Fushimi Inari a Kyoto, Naritasan a Chiba) per acquistare omamori (amuleti protettivi), bruciare le decorazioni dell’anno precedente, e fare la prima preghiera.

Curiosità: ogni santuario vende omikuji, le striscioline di fortuna che predicono l’anno. Se il risultato è negativo (kyo, grande sfortuna), la tradizione vuole che si annodi la striscia a un supporto di metallo del santuario per lasciare la sfortuna lì. La percentuale di strisce annodate nei santuari dopo Capodanno è rivelatrice.

Cherry blossoms and castle in Himeji, Japan.

Fine marzo/inizio aprile — Hanami: i ciliegi in fiore

L’Hanami è forse il rito giapponese più fotografato al mondo — e quello che più di ogni altro ha bisogno di essere vissuto dal vivo per essere capito. La fioritura dei ciliegi (sakura) dura mediamente 10-12 giorni, varia ogni anno in base alle temperature invernali, e si sposta da sud a nord seguendo un fronte che le stazioni meteorologiche tracciano con la stessa serietà con cui si tracciano i tifoni.

Il Hanami è un picnic. Tutta la società giapponese — famiglie, colleghi di lavoro, studenti universitari, nonni — stende i teli blu sotto gli alberi in fiore, porta il bento, apre la birra e il sake, e sta sotto i petali per ore. Non c’è musica assordante né parate. C’è la bellezza effimera della fioritura che i giapponesi chiamano mono no aware: la malinconia dolce delle cose che passano.

Curiosità: i petali che cadono (hanafubuki, letteralmente “tempesta di fiori”) sono considerati più belli del fiore sull’albero. I giapponesi vanno ai picnic di Hanami anche quando piove.

Luglio — Gion Matsuri: il festival più antico e spettacolare del Giappone

Il Gion Matsuri di Kyoto è il festival più famoso del Giappone e uno dei tre più grandi matsuri del paese. Dura tutto il mese di luglio, ma i momenti centrali sono due: la Yoiyama (la sera precedente la parata, il 16 luglio) e il Yamaboko Junko (la grande parata dei carri, il 17 luglio, con una seconda parata il 24 luglio).

Le yamaboko sono strutture monumentali — carri alti fino a 25 metri, pesanti decine di tonnellate, decorati con arazzi fiamminghi del XVI e XVII secolo (portati a Kyoto dai mercanti portoghesi lungo la Via della Seta), broccati cinesi, lacche giapponesi antiche. Vengono assemblati a mano ogni anno, senza chiodi, solo con tecniche tradizionali di incastro del legno. I montatori sono famiglie che tramandano le tecniche da generazioni.

La sera della Yoiyama è il momento più magico: i carri sono illuminati da centinaia di lanterne di carta, le strade del centro storico di Kyoto vengono chiuse al traffico, le botteghe aprono le porte e mostrano i tesori che normalmente custodiscono dietro le pareti di legno — paraventi, ceramiche, kimono antichi. La folla passeggia in yukata (il kimono estivo leggero) mangiando cibo di strada. L’aria odora di legno di cedro, incenso e taiyaki appena fatto.

Curiosità: il Gion Matsuri esiste da 1.150 anni. Fu istituito nell’869 d.C. per calmare gli dei dopo un’epidemia di peste. Ogni anno che non viene celebrato, la tradizione ritiene che la sfortuna torni. Non è mai stato interrotto, nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale.

obon matsuri

Agosto — Obon: il festival dei morti che non fa paura

L’Obon è il periodo in cui gli spiriti degli antenati tornano nel mondo dei vivi. Si celebra a metà agosto (13-16 agosto nella maggior parte del Giappone) con rituali che includono: la pulizia delle tombe e l’offerta di fiori e cibo agli antenati, il Bon Odori (la danza comunitaria che guida gli spiriti), e il Toro Nagashi (il lancio di lanterne di carta sull’acqua che accompagna gli spiriti nel loro ritorno all’aldilà).

Il Bon Odori è uno spettacolo meraviglioso: cerchi concentrici di persone di tutte le età che danzano attorno a una torre di legno illuminata, su melodie tradizionali suonate dal vivo. Ogni regione ha il suo stile di danza. Non bisogna sapere ballare per partecipare: ci si inserisce nella fila e si imparano i passi guardando chi è davanti.

Curiosità: l’Obon è anche il periodo di maggiore mobilità interna del Giappone. Decine di milioni di persone tornano dai genitori e dai nonni nei paesi d’origine. I treni Shinkansen vanno sold-out settimane prima. Se si viaggia in Giappone ad agosto, prenotare i trasferimenti con largo anticipo è indispensabile.

Ottobre-novembre — Koyo: l’autunno in fiamme

Come il Hanami in primavera, il Koyo è il rito dell’autunno: la contemplazione delle foglie che cambiano colore, dal verde al giallo, all’arancione, al rosso intenso, al viola. I templi di Kyoto, i parchi di Tokyo, le montagne dell’Hakone e le foreste di Nikko diventano in questi mesi dei paesaggi che sembrano dipinti.

Il momento del foliage è diverso ogni anno e si sposta da nord a sud (il contrario della fioritura dei ciliegi). Novembre è di solito il mese migliore a Kyoto: il Tofuku-ji, con il suo giardino di aceri, è uno dei siti più fotografati del Giappone in assoluto.

Curiosità sul Giappone che cambiano il modo di viaggiarci

La cultura del regalo (omiyage)
In Giappone esiste un’intera economia basata sul concetto di omiyage: il souvenir gastronomico che si porta quando si ritorna da un viaggio o da un trasferimento. Ogni stazione ferroviaria, ogni aeroporto, ogni area di servizio autostradale ha un intero piano dedicato agli omiyage locali: wagashi (dolci tradizionali), cracker di riso,
senbei, mochi specifici di quella regione. Portare omiyage ai colleghi o agli amici dopo un viaggio non è facoltativo: è un’aspettativa sociale codificata.

Il silenzio nei treni
I treni giapponesi, anche quelli sovraffollati nelle ore di punta a Tokyo, sono silenziosi.
Nessuno parla al telefono. Le conversazioni a voce alta sono malviste. Lo squillo del cellulare è considerato scortese. Questo silenzio non è freddezza: è rispetto per lo spazio condiviso. Ci si abitua in pochi giorni, e poi tornare sui mezzi pubblici italiani fa un certo effetto.

I distributori automatici ovunque
Il Giappone ha circa 4 milioni di distributori automatici — circa uno ogni 30 abitanti. Vendono: bevande calde e fredde (la stessa bottola, calda o fredda, selezionabile), ramen, ombrelli, cravatte, fiori, sake caldo, insalate fresche, libri, biancheria intima. Sono disponibili 24 ore su 24, non vengono quasi mai vandalizzati, e la loro presenza capillare dice qualcosa di importante sulla società giapponese.

I convenants del tempio: la differenza tra shinto e buddismo
Una confusione comune tra i visitatori stranieri è la differenza tra santuari shinto (jinja) e templi buddisti (tera o ji). I santuari shinto hanno il torii (il portale rosso o grigio all’ingresso), la corda shimenawa, e i kami (divinità della natura).
I templi buddisti hanno le statue del Buddha, i cimiteri, le campane di bronzo. Spesso convivono nello stesso complesso.
In Giappone non è una contraddizione: shinto e buddismo coesistono da 1.400 anni con una divisione di compiti praticamente negoziata — i riti di nascita sono shinto, i funerali sono buddisti.

Il Giappone è un paese in cui ogni gesto ha un significato, ogni stagione ha il suo rito, ogni piatto ha la suacerimonia. Viaggiarci con la fretta di chi deve “spuntare” le attrazioni è uno spreco. Viaggiarci con il tempo di capire è un’altra cosa.

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scritto da

Makai Viaggi

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